Pubblicato il 28 Giugno 2018, da:



Marco Gherardi, il fisico che studia l’evoluzione dei pacchetti open source, non solo si occupa di animali, ma anche dell’evoluzione del software. Ha notato una visibile somiglianza tra il sistema operativo open source Ubuntu e i mammiferi. La massa in chili delle specie di mammiferi corrisponde al peso in kilobyte dei pacchetti in cui è suddiviso Ubuntu, e l’intera classe animale si comporta in modo analogo al sistema operativo nel suo complesso; come in natura esistono differenti specie di piccola o media taglia, anche i programmi di Ubuntu sono perlopiù leggeri e difficilmente superano i 10 MB.

Gherardi spiega inoltre che l’evoluzione tecnologica è correlata in gran parte con quella animale: “le migliaia di pacchetti di Ubuntu variano la loro dimensione tra una versione e la successiva”.

La ricerca è il frutto di uno studio dettagliato sui pacchetti delle versioni Ubuntu e un database di un migliaio di mammiferi estinti che è stato condotto da un gruppo di fisici dell’Università di Milano coordinati da Marco Gherardi. Nello specifico, il soft bound definisce una sorta di intervallo comune entro il quale sono distribuiti i valori della massa corporea e dei pacchetti Ubuntu. E proprio sulla base di queste leggi matematiche è possibile fare una sorta di stima del futuro evolutivo di software e animali in carne e ossa.

Ma come mai è stato scelto proprio il sistema operativo Ubuntu?

L’open source si differenzia in quanto non segue le richieste e le restrizioni di un organismo centrale quale Windows, ma è auto-organizzato, inoltre utenti e programmatori in molti casi coincidono: in questo modo il software evolve in risposta all’azione di numerosi singoli individui, che agiscono cercando di adattare i programmi in base ai propri bisogni. Ubuntu è molto più di un sistema operativo. Con migliaia di applicazioni tra cui scegliere, è completamente gratuito e facile da usare.

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